>>>Vari compositori hanno scritto per Amelia Cuni utilizzando le particolari qualità della sua voce dhrupad in diversi contesti musicali contemporanei:

CHICO MELLO: TODO CANTO (per cantante dhrupad, soprano, pianoforte e tabla / 1996), presentato al teatro Schauspielhaus e commissionato dalla Città di Berlino.

FRANCIS SILKSTONE: TO RUN AROUND (per cantante dhrupad e ensemble di 2 o più strumenti e percussioni, 1997; PEACE, MY HEART, per cantante dhrupad e trio di archi, 1999/2004)

TERRY RILEY : WHAT THE RIVER SAID (per cantante, violino e violoncello barocco, surbahar e percussioni indiane / 1999), commissionato dal festival di Norfolk & Norwich (U.K.)e presentato anche al Rainbow over Bath e al Contemporary Music festival di Oxford.

ROLAND PFRENGLE: METALL (per cantante, gong, tamtam e live-electronics 2000/1) . Questa composizione è anche parte dell’opera di teatro/musica AN SICH - Bilder/Stille (Pfrengle, 2002) una coproduzione del Hebbel Theatre e del festival Maerzmusik/Berliner Festspiele 2003.

MARIA DE ALVEAR ha scritto per Amelia FLORES, (per 2 voci femminili, tromba e ensemble) commissionato dal festival FORUM NEUE MUSIK/Deutschland Radio ed eseguito a Colonia nel 2003 con l’ensemble Musikfabrik. Un altro lavoro di Maria de Alvear, GRAN SOL (per 2 voci femminili e violoncello) è stato presentato al festival OTHER MINDS con la partecipazione della viloncellista Joan Jeanrenaud a San Francisco nel 2005.


>>>John Cage: SONG BOOKS – 18 microtonal ragas (1970)


Amelia Cuni ha partecipato, assieme all’ensemble vocale di musica contemporanea die Maulwerker e Christian Kesten, alla esecuzione COMPLETA dei SONG BOOKS di John Cage, un’opera monumentale di teatro/musica che include anche 18 improvvisazioni su raga e tala non tradizionali. Il lavoro è stato presentato al Teatro di Bielefeld, in Germania nel 2001.
Dopo questa importante e rivelatoria esperienza con la musica di Cage, Amelia ha continuato a lavorare sui suddetti raga, il SOLO FOR VOICE 58 -18 microtonal ragas, ricercando e riflettendo sulle numerose e stimolanti possibilità di interpretazione che tale brano ‘indeterminato’ offre. Attualmente, in collaborazione con esperti e istituzioni internazionali, sta realizzando il lavoro per il 2006 con concerti e produzione discografica.
Segue ora una breve introduzione al progetto, per chi lo desiderasse sono anche a disposizione appunti in inglese sul lavoro di interpretazione e una descrizione dettagliata del progetto.

‘...Neppure su internet troviamo menzione del SOLO FOR VOICE 58 di cui pochissimi ‘addetti ai lavori’
sembrano essere a conoscenza. Secondo Laura Kuhn (John Cage Trust), i 18 raga microtonali non sono mai stati registrati nè analizzati in pubblicazioni specializzate.
Per la performance del 2001, ero stata invitata ad interpretare il SOLO for VOICE 58 e altri SOLI di teatro in cui ho elaborato, con la consulenza di Christian Kersten, il vocabolario musicale e coreografico dell’India del nord in un contesto eterodosso e Cageano. Questo lavoro di ricerca e sperimentazione ha notevolmente contribuito ad ampliare i miei orizzonti incoraggiando un salutare processo di decondizionamento che considero indispensabile al mio sviluppo artistico. Dato che l’enfasi qui è sul processo piuttosto che sul risultato finale, mi sono riproposta di approfondire il lavoro di ricerca allora intrappreso disegnando un progetto incentrato esclusivamente sul SOLO 58.
Nel titolo del brano e nelle istruzioni relative, Cage usa i termini musicali ‘raga’ e ‘tala’ sebbene i modi melodici e cicli ritmici da lui impiegati siano solo parzialmente assimilabili a quelli indiani. Proprio queste divergenze stimolano una rilettura della tradizione che, se da un lato offre la preziosa opportunità di un punto di vista esterno e qualificato quale quello di Cage, dall’altra va a mettere in discussione assiomi e dettami aprendo la strada a nuovi sviluppi ed interpretazioni. Considero quindi tale lavoro di estrema importanza per chi come me si colloca fra tradizione e sperimentazione, oriente e occidente. Con gran impeto e gioia mi sono accinta a studiare il pensiero di Cage ricercando in special modo nel suo rapporto con la filosofia e musica dell’India con cui egli aveva avuto contatti sin dagli anni ’40...’

La performance verrà realizzata in collaborazione con vari artisti e istituzioni, fra cui: Werner Durand (bordoni), Ulrich Krieger (consulenza artistica), Ray Kaczinsky e Federico Sanesi (percussioni). La premiere è in prevista nel marzo 2006 a Berlino per il festival di musica contemporanea Maerzmusik/Berliner Festispiele. La registrazione in studio avrà luogo a Udine in collaborazione con Vittorio Vella / TauKay Edizioni Musicali. Il CD sarà prodotto dall’etichetta americana Other Minds.

>Per aggiornamenti sul progetto, calendario dei concerti etc, si rimanda alla sezione NEWS del menue principale.

...In fact, these pieces seem to be written for Amelia Cuni: a classical trained Indian singer, who is able to improvise on ragas also in a New Music context– a very rare combination indeed!
Ulrich Krieger


dalla recensione della performance JOHN CAGE: SONG BOOKS –COMPLETE al Bielefeld Theatre, Maggio 2001:

...mit der Spezialistin für indischen Dhrupadgesang und Bühnentanz, Amelia Cuni, gab es eine hochkarätige Besetzung beider Kunstsparten in Personalunion...

... con Amelia Cuni, specializzata nel canto dhrupad e danza indiana, partecipava una performer di alto livello che riuniva nella sua persona entrambe le forme artistiche

Stefan Drees, Positionen Nr. 84





>>>Maria de Alvear: FLORES (2003)


per due voci femminili, tromba solista, ensemble, elettronica e videoinstallazione

questa descrizione è disponibile solo in tedesco!

Wunderbare Blüten — Flores — treibt die Natur in einem paradiesischen Garten aus 1001 Nacht. Der Garten ist Ort merkwürdiger Begegnungen: eine Walkuh begegnet hier einer Alge, eine Häsin einer Mohnblume, eine Bärin begegnet einer Linde, eine Stute einem Ölbaum. (...)
In Maria de Alvears Liederzyklus werden wir Zeuge elf solcher Begegnungen, die gerahmt werden von einem Prolog und einem Abgesang. (...) Jedem Teil liegt ein eigener Modus zugrunde, eine eigene Tonskala, und diese Skalen winden sich in 13 Etappen entlang dem Quintenzirkel. (...)
Geschrieben in einer für de Alvear typischen Mischung aus Komposition und notierter Improvisation, läßt der Notentext den sieben Instrumentalisten einigen Spielraum hinsichtlich der Ausarbeitung des Rhythmus und zuweilen auch der Intonation. Für die Partien der beiden Sängerinnen gibt die Partitur so gut wie keine Direktiven: Was und wie in der Aufführung gesungen wird, ergibt sich grüßtenteils erst während der Proben. Nicht einmal die Zuordnung der Rollen (Blume oder Tier?) ist vorab festgelegt und kann im Verlauf des Zyklus durchaus wechseln. Determiniert sind allein der genaue Wortlaut des Textes und das grobe Timing im Wechsel der Stimmen, die die Dialogform erfordern. Festgelegt sind ferner die jeweiligen Modi der einzelnen Teile und — zumindest bei der Uraufführung — die Gesangsstilistik: Amelia Cuni orientiert sich an klassischen indischen Dhrupad-Ragas, Maria de Alvear synthetisiert Elemente spanischer und arabischer Vokaltraditionen.


Raoul Mörchen





>>>Roland Pfrengle: METALL (1999-2001)


per cantante, gong, tamtam e live electronics-2000/1 (per Amelia Cuni)

questa descrizione è disponibile solo in inglese e tedesco!

Composer ROLAND PFRENGLE about METALL :

14 different frequencies inside a Balinese gong form the base of the pitches for voice and electronic sounds. The scale is non-tempered. The background sounds, representing the gong spectrum, serve as a kind of constantly varying drone. Using spectral analysis of gong and voice sounds, a direct coupling of playing/singing of an acoustical 'instrument' and synthetic sounds is given in realtime via computer. This set up can enhance the inherent acoustic of gong and voice or give them added sound context.
Voice pitches control very different musical activities, as in Indian classical music where the various intervals have specific functions and emotional contents and are not dependent on the central European tonal context. In METALL voice pitches are often manipulated by electronic modulators to increase these differences. The tone itself may influence synthetic sounds, starts or stops, or even switch to the next program part. In this way, one gets a scale of different musical values, ranging from a 'beautiful' tone to a technical 'switch tone'.
The progress of the piece is controlled only by voice and gong sounds, not by pushing buttons. Therefore in METALL, the electronic sounds depend on realtime interactions with the performer in varying degrees of intensity.
One of the main purposes of this work is to use the experience of Indian classical music without exoticism:the form of the piece reflects the musical flow of a dhrupad. Technology is not the mainstay, it is subverted to fit the musical needs.
METALL is written for Amelia Cuni. She sings Indian classical music and therefore uses non-tempered scales. She is able to communicate the physicality of such microtonal phenomena.


Roland Pfrengle's METALL premiered at NOVEMBER MUSIC in Essen:

...(Roland Pfrengle) hat (METALL) für Amelia Cuni geschrieben...Sie brachte die nötige Sensibilität mit, diese feinen Klangfelder zum Schwingen zu bringen...
DG, WAZ 13/11/2002

...Roland Pfrengle ha scritto METALL per Amelia Cuni....che ha dimostrato la sensibilità indispensabile ad attivare questi raffinati campi sonori...






>>>Terry Riley: WHAT THE RIVER SAID (1999)


per cantante, violino e violoncello barocco, surbahar e percussioni

questa descrizione è disponibile solo in inglese e tedesco!

This 45' long composition was commissioned by the Norfolk and Norwich Festival 1999 and especially written for dhrupad singer Amelia Cuni and Francis Silkstone's ensemble Sounds Bazaar. It was also performed at the festival Rainbow over Bath and Oxford Contemporary Music Festival. It is a suite consisting of five movements inspired by Indian music in various arts and degrees. Terry Riley's long lasting association with khyal singing and thorough knowledge of the Indian musical traditions are here integrated with his virtuoso keyboard playing rooted in jazz and American New Music and his own experienced writing for strings, resulting in a novel and uplifting aural experience. In WHAT THE RIVER SAID Hindi and English texts are intervowen with Indian tarana and jazz nonsense syllables. The composed parts alternate with improvised sections at times supported by backing tracks. Here Amelia's dhrupad voice and Terry's khyal singing freely interact with sitar / surbahar, violin, cello and mridangam.

The challenge in this form is to create a coherent dialogue between the keyboard and vocal improvisations. This is something that has occupied a large part of my creative efforts in recent years.

Terry Riley, April 2005

Concerti di solo piano di Terry Riley che includono brani in duo con Amelia Cuni sono previsti per il settembre del 2005 in Italia. Per gli ultimi aggiornamenti si rimanda alla sezione NEWS.


>RAGA D’OLTREOCEANO

Terry Riley: pianoforte, voce
Amelia Cuni: voce

La tradizione classica dell’India del Nord ha profondamente influenzato il pensiero musicale di Terry Riley, che ha studiato canto Khyal con Pandit Pran Nath dal 1970 sino alla scomparsa del maestro indiano, nel 1996. L’ attrazione di Riley per questa antica e raffinata tradizione era stata immediata e totalizzante, anche per via delle numerose corrispondenze e affinità riscontrate con le proprie inclinazioni musicali e filosofiche. Egli ha infatti continuato una intensa pratica del canto indiano affiancandola all sua notevole produzione artistica come compositore e virtuoso improvvisatore al pianoforte.
Amelia Cuni è cantante di Dhrupad, il genere più antico della musica colta indostana, che affonda le sue origini nella musica rituale dei templi dell’India del 1300, divenendo poi musica di corte degli imperatori Mogul. Tale tradizione si è preservata sino ai giorni nostri all’interno di famiglie d’arte, con cui la Cuni ha studiato intensivamente durante una permanenza decennale in India. Risiede in Germania dalla fine degli anni ’80 e parallelamente all sua attività di cantante di Dhrupad tradizionale, è attiva sulla scena internazionale anche con numerosi progetti di genere sperimentale e produzioni di musica contemporanea. Vari compositori hanno scritto per la sua voce, tra cui lo stesso Riley (‘What the River Said’, 1999, commissionato dal festival di Norwich e Norforlk, Inghilterra).
La vocalità indiana è quindi la principale fonte di ispirazione per questi lavori collaborativi in duo. Riley vi contribuisce con la sua eccezionale abilità di avvicinare oriente e occcidente nell’impiego dell’improvvisazione modale al pianoforte e delle inflessioni tipiche del Khyal nella sua pesonale espressione vocale. Amelia Cuni apporta invece il suo ventennale lavoro di ricerca volta ad una presentazione ‘contemporanea’ del Dhrupad. I musicisti ricercano un dialogo coerente e fluido fra le improvvisazioni al pianoforte e quelle vocali, sviluppando il lavoro che Riley porta avanti da anni.
La filigrana melodica e ritmica che impreziosisce il canto indiano, l’impatto emotivo e le suggestioni dei raga tradizionali (raga: dal sanscrito:’ciò che colora la mente’) assieme alle tecnicheimprovvisative della tradizione vengono elaborate dai due musicisti secondo la propria, e parzialmente affine, esperienza di approfondimento della cultura indiana. Riley e Cuni condividono un approccio eterodosso, che tende al superamento dei confini geografici e culturali fra I continenti, seppur nel manifesto rispetto della tradizione intesa come continua evoluzione e rinnovamento di un patrimonio comune. Entrambi hanno più volte dimostrato di essere in grado di integrare la approfondita conoscenza e padronanza tecnica della tradizione indostana nel loro lavoro creativo che risulta così sempre improntato ad una esperienza diretta, in prima persona..
Nessuna citazione, ma piuttosto un ‘vissuto’ del raga da cui emerge una visione circolare e ciclica che abbraccia oriente e occidente, uomo e natura, esperienza quotidiana e soprannaturale.
I RAGA D’OLTREOCEANO sono composti e improvvisati in lingue diverse quali, americano, hindi, italiano, e includono I versi della Beat Generation e di poeti moderni indiani e italiani.